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Allargamento Europeo: vantaggio o svantaggio?

L’Unione Europea ha percorso una lunga strada da quando i primi 6 stati membri fondatori si associarono nel 1952 per creare la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e nel 1958 la CEE. Quindi, dopo tanti decenni di conflitti e divisioni, l’UE si può ritenere un grande continente, con la speranza di includere altri paesi per condividere i suoi ideali e partecipare ai suoi sforzi.
L’allargamento più importante dell’UE è stato quello originato dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, con la conseguente sconfitta del regime comunista, portando gli stati europei da 15 a 25 con il solo scopo di estendere l’Europa Centrale e creare un equilibrio stabile nelle diverse società che caratterizzano l’Europa. I nuovi stati che sono entrati a far parte dell’UE nel 2004 furono: Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia. Questi, dalla caduta del Muro, hanno subito una profonda trasformazione economica e democratica che li ha preparati ad entrare nell’UE migliorando la situazione economica della popolazione europea e quindi vantaggi per tutti, in quanto con l’allargamento del mercato economico, si favorisce anche una crescita politica, economica e sociale sia negli Stati membri, sia negli Stati entranti, con un maggiore vantaggio dei primi che si vedono spianata la strada dei mercati per il commercio dei loro prodotti.



Uno dei compiti principali dei nuovi Stati membri è quello, anche, di garantire la sicurezza delle rispettive frontiere orientali che sono ora diventate frontiere dell’UE dei 27 Stati membri. Contemporaneamente, però, si temeva un aumento dell’immigrazione dall’Europa Orientale verso l’Europa Occidentale causando un afflusso di manodopera a basso costo, la quale origina maggiore disoccupazione negli Stati membri.
I cittadini dei nuovi Stati membri si preoccupano della possibile acquisizione da parte straniera di imprese locali, nonché dell’impatto sull’economia locale e sulle imprese nazionali.
Questo allargamento, e il relativo impatto, continuano ad essere una preoccupazione rilevante per gli Stati membri, ma per fornire una risposta a tali inquietudini i leader dell’UE hanno concordato che l’entrata nell’Unione di nuovi stati si deve basare su diverse condizioni:

  • secondo l’art. 49 del trattato di Maastricht ogni paese che rispetti i principi di libertà, democrazia,    diritti dell’uomo, le libertà fondamentali e lo stato di diritto può considerarsi membro dell’Unione;
  • secondo il trattato di Copenaghen, i nuovi membri devono possedere:
  • Istituzioni stabili che garantiscono la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto delle minoranze;
  • Un’economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la competizione e le forze del mercato all’interno dell’Unione;
  • La capacità di sostenere gli obblighi derivanti dall’adesione, inclusi l’adesione all’unione politica, economica e monetaria.

Il 2007, anno di innovazioni a livello comunitario, vede l’entrata della Romania e della Bulgaria nell’UE, i quali rispettano tutti i criteri stabiliti per l’adesione. Infatti, dopo aver modificato profondamente il loro assetto economico, politico e sociale, per conformarsi alle condizioni comunitarie di cui sopra, si realizza l’ultimo allargamento dell’UE, avvenuto nel 1° Gennaio 2007, portando, così, i paesi membri da 25 a 27.
Nel futuro si prospetta l’entrata nell’UE da parte della Croazia e della Turchia, i quali per poter soddisfare i criteri dettati dagli Organi Comunitari avranno verosimilmente bisogno di un lungo periodo di tempo, che potrebbe superare il decennio.
L’Europa ha bisogno di una Turchia stabile, democratica e prospera, che adotti i nostri valori, il nostro stato di diritto e le nostre politiche comuni. Se, infatti, la Turchia garantirà il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani in tutto il suo territorio, potrà aderire all’UE e rafforzare ulteriormente il suo ruolo di “ponte” fra diverse civiltà. Lo stesso discorso vale anche per i Balcani Occidentali, i quali si stanno preparando ad entrare a far parte della Comunità Europea, ridimensionando la criminalità organizzata e assicurando un maggiore controllo del problema “immigrazione clandestina”.
Quindi, l’allargamento europeo non sta facendo altro che apportare vantaggi ai paesi membri e a quelli entranti, assicurando una maggiore efficienza in campo politico, economico e sociale. Una parte di  tali vantaggi sono di seguito elencati:

  • L’allargamento ci permette di estendere ai nuovi Stati membri le norme dell’UE sulla cooperazione giudiziaria e di polizia e di rendere più efficace la lotta contro la criminalità organizzata;
  • Sicurezza in campo alimentare e salute degli animali; così, solo gli stabilimenti che rispettano i requisiti dovuti, sono stati autorizzati a vendere i loro prodotti in tutto il mercato interno;
  • Tutela ambientale, per la quale l’UE ha definito standard ben precisi ed estremamente rigorosi con vantaggi per tutti i cittadini europei;
  • Una maggiore stabilità sociale e sviluppo pacifico dell’economia dei diversi paesi;
  • Aumento della domanda dei beni di consumo ai vecchi Stati membri da parte dei nuovi paesi dell’UE, con conseguenti aumenti dei posti di lavoro, facendo registrare un “boom commerciale” rispetto agli altri anni e aumentando gli scambi tra vecchi e nuovi Stati membri;
  • Agevolazioni per il cittadino, per il quale aumenta la qualità delle condizioni per viaggiare, per studiare all’estero.

Quindi si possono trarre diverse conclusioni per quanto riguarda l’allargamento europeo iniziato ormai da molto tempo; esso può solo giovare ai cittadini europei, sia quelli appartenenti ai vecchi Stati membri, sia a quelli nuovi, favorendo così un maggiore sviluppo in tutte le discipline in cui si articola la società.



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