
Il 29 ottobre 2004 è stato firmato a Roma il “trattato che adotta una Costituzione per l’Europa”, nella stessa sala dove, nel 1957, furono firmati i trattati con i quali si avviava l’avventura dell’integrazione europea. Si è così conclusa la prima fase del lungo processo che porterà l’Unione europea a dotarsi di un testo costituzionale, un documento di fondamentale importanza che dovrà essere conosciuto da tutti i cittadini europei al pari delle rispettive Costituzioni nazionali.
Il testo costituzionale approvato a Roma è, insieme, un trattato e una Costituzione, rispecchiando pienamente l’anomalia dell’Unione europea, che presenta determinate caratteristiche di uno Stato ma non può definirsi tale. La denominazione ufficiale dell’atto firmato il 29 ottobre è, infatti, “Trattato che costituisce una Costituzione per l’Europa”. Da un lato, quindi, è un accordo internazionale, vale a dire un atto che nasce dall’incontro delle volontà di una pluralità di stati che mettono in comune sfere di sovranità senza rinunciare alla loro personalità internazionale. Dall’altro è il frutto di un negoziato condotto non in modo esclusivo dagli stati membri, vista l’ampia partecipazione alla stesura anche di rappresentanti della società civile, delle istituzioni europee e di altri soggetti non riconducibili direttamente alla volontà di uno Stato. Inoltre ha la pretesa di dare una carta costituzionale ad un’entità che, anche se non può definirsi Stato, sicuramente coinvolge direttamente la vita di tutti i cittadini dei Paesi che vi aderiscono.
Il trattato costituzionale è composto, oltre che di un preambolo, di quattro distinte parti, integrate da protocolli e da dichiarazioni varie. Le sue quattro parti, contrassegnate dai numeri romani I, II, III e IV, sono composte, rispettivamente da 60 + 50 + 54 + 322 + 12 articoli che, nel complesso, vanno a formare i 448 articoli finali.
La costituzione si apre con un Preambolo che rappresenta l’introduzione della carta costituzionale e nel quale sono indicate le fonti da cui nascono la costruzione europea, vale a dire le eredità culturali, religiose e umanistiche da cui sono derivati i valori universali propri dell’Europa. È espressa la convinzione che, “riunificata dopo esperienze amare” e “Unità nella diversità”, l’Europa avanzerà nel suo percorso di coesione all’interno e di apertura verso l’esterno, dando seguito alla grande avventura di cui è protagonista. È ribadita la necessità di proseguire l’opera compiuta nel quadro dei trattati sulla comunità europea e sull’Unione europea, dando continuità a quanto già acquisito.
Uno dei punti più controversi del dibattito sulla Costituzione è stato l’assenza, nel Preambolo, di un richiamo alle radici religiose, in particolare a quelle cristiane o giudaico-crisitane, come da più parti era stato richiesto. Si è ritenuto sufficiente il riferimento alle “eredità religiose” anche nella convinzione che in questo modo fosse più chiara l’appartenenza all’identità europea della libertà di ciascuno di vivere la sua propria fede o di non viverne alcuna e dell’ apertura alla coabitazione e al dialogo di tutte e con tutte le religioni.
Al Preambolo seguono le quattro parti della Costituzione, che riguardano: