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Altiero Spinelli,
padre fondatore dell'UE

Altiero Spinelli nato a Roma il 31 agosto 1907 fu un politico e uno scrittore italiano. Sovente citato come padre fondatore dell'Europa per la sua influenza sull'integrazione europea post-bellica.

Fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, poi co-fondatore dell'Unione dei Federalisti Europei, membro della Commissione Europea, poi del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato sull'Unione Europea adottato dal Parlamento europeo nel 1984. Viene generalmente attribuita a questo progetto la nascita della costruzione europea con l'adozione dell'Atto Unico. Fu membro del parlamento europeo per dieci anni e rimase uno degli attori politici principale sulla scena europea attraverso il Crocodile Club, da lui co-fondato.

Biografia

Cresciuto a Roma, Spinelli seguì sin da giovane le idee politiche del padre socialista e si iscrisse al Partito Comunista. Fra i dirigenti dell'organizzazione giovanile del partito, fu perseguitato dal fascismo che introdusse leggi speciali per gli oppositori politici e nel 1927 la condanna del tribunale speciale comportò per lui un periodo di detenzione di dieci anni, che trascorse approfondendo i suoi studi e in cui maturò un distacco dal comunismo, senza però inserirsi nelle altre correnti politiche antifasciste. In carcere ha avuto anche la possibilità d'incontrare importanti esponenti politici come Umberto Terracini e Leo Valiani. Trascorsi i dieci anni, gli furono inferti altri sei anni di confino, riconosciuto colpevole di essere uno dei capi comunisti - nonostante nel 1937 venne espulso dal partito per il suo dissenso contro la politica di Stalin -, che passò a Ponza e a Ventotene, insieme ad altri ottocento dissidenti del regime fascista.

Un politico europeo


Spinelli ebbe un ruolo rilevante nella nascita e nella definizione in chiave moderna del concetto di Europa. Nel 1954 propose un mandato costituente per l'Assemblea comune della CED, che fu però bloccato per l'opposizione della Francia. Nel suo discorso del 1957, tenuto a Torino per il Congresso del popolo europeo, Spinelli mise in discussione e criticò la legittimità del concetto di stato-nazione.

Il Manifesto di Ventotene

Ventotene è un'isoletta del Tirreno situata a metà strada fra Ischia e Ponza, dove, durante il fascismo, si era soliti esiliare gli oppositori politici. Altiero Spinelli, un giovane comunista allievo di Gramsci, vi fu inviato nel 1937, per scontare sei anni di confino dopo aver già trascorso dieci anni in carcere. A Ventotene, Spinelli incontrò Ernesto Rossi, brillante economista, ed Eugenio Colorni, filosofo socialista, anch'essi esiliati dal fascismo, e la moglie tedesca di quest'ultimo, Ursula Hirschmann. Nel 1941, mentre infuriava la guerra e la gran parte d'Europa era già schiacciata sotto lo stivale nazista, i quattro discutevano del futuro del continente. Dai loro dialoghi nacque Il Manifesto di Ventotene, che proponeva l'istituzione di una Federazione Europea come unica soluzione per garantire la pace e il bene comune. Il sottotitolo del Manifesto era «Per un'Europa libera e unita».L'ultima parte del Manifesto è dedicata ad una riforma socialista della società. Non si propone l'abolizione della proprietà privata, che in Russia non aveva dato risultati positivi, ma la nazionalizzazione delle industrie fondamentali per lo sviluppo del paese e che, svolgendo un'attività monopolistica, erano in condizione di sfruttare la massa dei consumatori. Altri obiettivi della rivoluzione socialista erano una riforma agraria, che avrebbe ridistribuito la terra alla popolazione, e la creazione di una scuola pubblica efficiente, che consentisse a tutti i giovani meritevoli di proseguire gli studi. I partiti democratici e lo stesso partito comunista avrebbero costituito un freno per la rivoluzione socialista: era necessario, dunque, fondare un «partito rivoluzionario».
Quest'ultima parte del Manifesto, pur in alcuni punti condivisibile (ad esempio riguardo alla scuola pubblica...), appare oggi meno attuale; rispecchia, tuttavia, le ideologie della prima metà del Novecento. Il testo del manifesto, trascritto su cartine per sigarette e nascosto nelle viscere di un pollo, fu portato a Roma da Ursula Hirschmann, moglie di Colorni - sarà poi, dopo la morte di questi, la moglie di Spinelli e la compagna di tutte le sue lotte - e Colorni ne curò la prima edizione clandestina, che uscì con una sua introduzione. Tradotto in più lingue, il manifesto varcò la frontiera.

Il Movimento Federalista europeo

Nel Manifesto si dichiarava la necessità di fondare al più presto un movimento che promuovesse la costituzione della Federazione europea. Il Movimento Federalista europeo fu fondato da Altiero Spinelli con un gruppo di antifascisti tra il 27 e il 28 agosto del 1943, poco più di un mese dopo la caduta di Mussolini; il suo obiettivo era, appunto, la Federazione europea. Esso non intendeva essere né un partito politico, perché sarebbe stata un'impresa quasi impossibile fargli conquistare una posizione di rilievo nello scenario politico e inoltre avrebbe impedito di raccogliere in un solo fascio tutti i consensi certamente esistenti in ogni forza politica, né un semplice centro di studi e diffusione di idee. Il MFE è un'organizzazione politica autonoma rispetto ai partiti e non partecipa direttamente alle elezioni; è costituito da persone votate alla promozione del federalismo inteso come organizzazione della società che, partendo dal livello più "basso", più vicino ai cittadini, come il quartiere o gli enti locali, giunga ai più alti livelli, europeo e mondiale. È la sezione italiana dell'Unione Europea dei federalisti (UEF) e del World Federalist Movement.
I partecipanti  oltre a Spinelli ed Ernesto Rossi, furono Giorgio Braccialarghe, Arturo Buleghin, Enrico Giussani, Ursula Hirschmann, Dino Roberto, Ada Rossi, Arialdo Banfi, Ludovico Belgioioso, Alberto Mortara, Mario e Rita Rollier, Manlio Rossi Doria, Fiorella e Gigliola Spinelli, Leone Ginsburg, Guglielmo Jervis, Franco Venturi, Cerilo Spinelli, Guglielmo e Luisa Usellini, Vindice Cavallera, Vittorio Foa, Giangio Banfi, Lisli Carini Basso, Ugo Cristoforetti, Alberto Damiani, Giovani Gallo Granchielli, don Ernesto Gilardi, Elena Moncalvi Banfi, Guido Morpurgo Tagliabue e Bruno Quarti. Alcuni di questi parteciparono personalmente alla riunione, altri aderirono nonostante fossero ancora imprigionati in carcere per aver partecipato all’attività antifascista.

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