Home » Servizi » Giovanni Pellacchia, il tempo della corruzione oggettiva

Giovanni Pellacchia, il tempo della corruzione oggettiva

Pur non essendo menzionata in alcun testo di codice o legge, la corruzione oggettiva trova oggi il tempo di esistere, in quanto – scrive l’Avvocato Giovanni Pellacchia nella dispensa da lui redatta sul sito www.giovannipellacchia.it – essa consiste nel comportamento omissivo o irresponsabile da parte di Pubbliche Amministrazioni che non adottano i corretti strumenti di prevenzione delle varie tipologie di corruzione, non procedendo ad esempio ad una corretta formazione nella materia in cui vengono impiegati i pubblici dipendenti, affidando alla loro sola buona volontà l’onere di approfondire i temi riguardanti le stesse, pretendendo dal solo praticantato sul campo gli stessi effetti di una completa e necessaria formazione teorica.

legge

Quanto esposto si evince a tempo dalla dispensa di Giovanni Pellacchia, dove si sottolinea che in capo ad un pubblico dipendente o ad un incaricato di pubblico servizio che si suppone abbia commesso illecita di natura civile o erariale o penale possano configurarsi fattispecie di imputazione che comprendano simultaneamente le tre forme di responsabilità sovra esposte: ovviamente , nel rispetto del principio del diritto alla difesa da parte del presunto responsabile dell’illecito commesso deve essere sempre garantita allo stesso ogni forma di tutela al fine di dare la possibilità allo stesso di demolire le ipotesi di reato o illecito penale o erariale a suo carico.

Se trovate il tempo leggete Giovanni Pellacchia, “La criminalità dei colletti bianchi”, dispensa pubblicata per intero sul suo sito web al seguente link. Nella responsabilità disciplinare ( ex arEcoli 55 e ss del D.lgs 165/2001) incorre il pubblico dipendente quando egli ponga in essere comportamenti violativi del codice di comportamento dell’impiegato pubblico (si consideri il D.P.R. 62/2013, normativa di attuazione della legge anticorruzione n.190/2012) ed in speciale modo l’articolo 13 del sovra citato D.P.R. che obbliga il dirigente dell’ufficio provvedimenti disciplinari, (individuato appositamente dalla P.A. per fatti per cui sia prevista sanzione superiore alla sospensione di 10 giorni e censura) oltre che a comminare la sanzione disciplinare, a denunciare alla Procura della Repubblica o alla Corte dei Conti la notizia del fatto contestato imputato al dipendente a titolo di colpa grave o dolo.

Si legge ancora in Giovanni Pellacchia, il tempo della criminalità per i colletti bianchi: “Nello stesso D.lgs 165/2001 si configura la responsabilità dirigenziale (manageriale), la quale si perfeziona in capo al dirigente stesso per non aver ottemperato nei modi corretti per il raggiungimento degli obiettivi individuali in sede politica, ovviamente finalizzate all’interesse pubblico, rendendo così cattiva immagine e lesione del decoro della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini utenti dei servizi pubblici: quanto più sarà interessato dal principio di sussidiarietà l’ente pubblico penalizzato dalla condo?a dirigenziale tanto maggiore sarà l’imputazione dea danno al dirigente manager”. (credits: www.giovannipellacchia.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Name *
Email *
Website