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Iodopovidone, azione e uso nelle ferite

Dalla prima scoperta dell’elemento iodio naturale nel 1811 da parte del chimico Bernard Courtois, lo Iodio e suoi composti sono stati ampiamente utilizzati per la prevenzione delle infezioni e per il trattamento delle ferite. Tuttavia, lo iodio molecolare può essere molto tossico per i tessuti, così sono stati sviluppate formulazioni composte da una combinazione di iodio con un vettore che ne diminuisce in parte la disponibilità per le nostre cellule. Lo Iodio-Povidone (PVP-I) nasce dalla combinazione dello iodio molecolare e del polivinilpirrolidone. Lo iodio povidone è disponibile in diverse forme (soluzione, crema, pomata, scrub) e contiene dal 9,0% al 12,0% di iodio disponibile. Numerosi studi sono stati condotti al fine di determinare la sicurezza e l’efficacia dei composti dello iodio sulla guarigione delle ferite. Tra i farmaci più utilizzati vi è sicuramente Betadine, un marchio noto i cui prodotti garantiscono la corretta disinfezione di ferite e cicatrici grazie alla forte azione antisettica.

Gli studi

Diversi studi su animali hanno esaminato gli effetti dello iodio povidone sulla carica batterica delle ferite . Questi risultati non hanno dimostrato l’efficacia reale dello iodio povidone; Tuttavia, i risultati di numerosi studi clinici dimostrano che esso è efficace nel ridurre la carica batterica delle ferite. Sono stati effettuati studi sulll’attività battericida di soluzioni di iodiopovidone  in ferite contaminate in cavie e il potenziale beneficio terapeutico. Anche se è stato riscontrato che si può ridurre significativamente la carica batterica 10 minuti dopo l’applicazione, questo effetto non persisteva. Quattro giorni dopo una singola applicazione di PVP-I, non vi era alcuna riduzione della frequenza di infezioni e non era diminuito il numero dei batteri. Un altro studio che ha valutato la contaminazione di ferite inferte 12 ore prima in un modello di cavia non è riuscito a trovare alcuna diminuzione della conta batterica della ferita dopo l’applicazione con PVP-I in confronto a una soluzione fisiologica. Tuttavia, gli autori dello studio riferiscono che questo può essere dovuto alla formazione di un coagulo proteico attorno alla ferita e sottolineano che anche altri antimicrobici parenterali sono inefficaci nel prevenire l’infezione in modelli animali se somministrati senza associazioni e più di tre ore dopo aver subito la ferita.

Tuttavia, la maggior parte delle prove effettuate sull’uomo dimostrano l’efficacia dello iodiopovidone in situazioni cliniche. L’applicazione di un unguento sulle ferite da ustione in 50 pazienti ha dimostrato che il controllo della crescita batterica è stato efficace .l controllo della crescita batterica ha mostrato una correlazione significativa alla frequenza di applicazione PVP-I.

Le ferite da ustione sono, in molti modi, differenti rispetto alle altre ferite acute, e hanno un rischio maggiore di infezione che non solo può ritardare la guarigione del danno, ma può anche causare un rischio significativo per la vita del paziente. E’ stato esaminato l’uso di Iodopovidone nel trattamento delle ustioni; Dopo aver esaminato in vitro studi su animali e sull’uomo, lo studio ha concluso che lo iodopovidone ha una certa citotossicità dose-dipendente. Maggiore è la complessità del sistema studiato ( in vivo > ex-vivo > studi in-vitro ) meno rilevabili sono gli effetti.

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