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Forex e fisco: le tasse da pagare

Pagare le tasse sui guadagni ricavati dal trading Forex è obbligatorio per tutti i trader. Eccoci arrivati al punto dolente di molti piccoli investitori che, presi dall’opportunità di guadagnare grosse somme di denaro con la speculazione nel mercato Forex, spesso dimenticano che dove c’è un guadagno, c’è anche una tassa da pagare. Ci pensiamo noi a farvelo ricordare e a spiegarvi come funziona la tassazione sui profitti con il trading Forex.

Tasse: Imposta del 26% sui profitti Forex

Inizialmente non tutti i trader erano obbligati a pagare l’imposta sui loro guadagni; secondo un decreto di legge infatti l’imposta era da applicare solo sui guadagni derivati dalla compravendita di valute monetarie con transazioni che non venivano chiuse per più di sette giorni lavorativi e che facevano guadagnare all’investitore una somma superiore a 51.645,69 euro. Ma, dal momento che molti trader hanno iniziato a chiudere le loro transazioni in un periodo di tempo molto più breve di una settimana, il decreto legislativo è stato sostituito dal decreto 141/2010, entrato in vigore il 19 settembre del 2010, che ha modificato l’articolo 1, comma 4 del Testo Unico della Finanza (TUF).

Secondo il nuovo decreto legislativo, i contratti di compravendita delle valute monetarie nel mercato Forex sono da considerarsi come dei contratti CFD, ossia come dei contratti finanziari differenziali soggetti a tassazione. Ciò vuol dire che i trader italiani sono tenuti a pagare un’imposta sostitutiva fissa del 26% sul totale dei loro guadagni accumulati nel corso di un anno solare. Quest’imposta sarà applicabile ad una determinata somma che verrà riportata sulla dichiarazione dei redditi dell’investitore.

Come compilare la dichiarazione dei redditi

Gli investitori privati infatti, se sono “fiscalmente residenti” in Italia, sono tenuti a dichiarare i loro profitti ricavati dal trading Forex e, a questo scopo, sono obbligati a compilare la dichiarazione dei redditi con un modello “Quadro RT”, nel quale deve essere chiaramente specificato il procedimento di formazione del guadagno totale e la somma calcolata dell’imposta da versare.

La tassa del 26% va applicata alla somma algebrica delle plusvalenze e delle minusvalenze. Con “plusvalenze” intendiamo i profitti ricavati dal trading Forex e con “Minusvalenze” intendiamo invece le perdite di denaro dovute al fallimento degli investimenti. Bisognerà detrarre le perdite ai guadagni e applicare a tale risultato l’imposta del 26% e quello sarà quanto dovremo al fisco.

Ovviamente non sempre si può vincere con il trading Forex; anche se grazie alla grande liquidità di questo mercato è molto semplice per ogni trader che dispone di un buon broker guadagnare anche migliaia di euro al mese, certe volte può anche capitare che, alla fine dell’anno solare, il risultato finale della somma di perdite e guadagni sia negativa e che quindi il trader abbia perso del denaro. In quel caso non dovrà nulla al fisco e potrà ricorrere al sistema dello “zainetto fiscale”, ovvero potrà compensare le tasse sui guadagni nei successivi quattro anni con quelle perdite.

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